Il giornalista di carta stampata è il peggior lavoro del mondo (ma il web ancora non paga)

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Come si guadagna facendo informazione sul web? Se avete la risposta giusta chiamate subito un taxi: siete il prossimo amministratore delegato del Gruppo Espresso o di Rcs. Di quanto sia tragica la situazione per la carta stampata e quanto poco certa la prospettiva di internet sul fronte economico per gli editori, ho già parlato – citando qualche numero – in questo post. Un quadro confermato di recente anche da alcune considerazione presidente del Gruppo l’Espresso Carlo De Benedetti durante l’ultima assemblea dei soci.

“Con una tendenza a livello mondiale alla riduzione delle copie dei giornali cartacei”, ha dichiarato De Benedetti, “la strada del digitale assumerà sempre maggiore importanza, ma oggi non compensa né per diffusione né per redditività la perdita dei giornali di carta. Una copia digitale non vale una copia di carta in termini di conto economico”. Sulla questione della diffusione ho qualche dubbio, visto che alcuni numeri della stessa Repubblica on line sono già assimilabili a quelli del cartaceo. Ma il resto del ragionamento non fa una grinza.

E a confermare come la carta non abbia un gran futuro nel mondo dell’informazione c’è anche questo articolo del The Wall Street Journal, che riprende una ricerca di CareerCast.com. Il sito ha stilato una classifica delle 200 migliori occupazioni del momento, basandosi su cinque criteri (physical demands, work environment, income, stress, and hiring outlook). Ebbene: il lavoro migliore è quello dell’actuary, l’analista che attribuisce un valore finanziario ai rischi per le assicurazione. Il peggiore – c’è davvero bisogno di dirlo? – è il giornalista di carta stampata.

Ma torniamo all’on line. Il Gruppo Espresso, come tutti, sta cercando – timidamente – di cavare qualche soldo da internet. “Entro l’anno alcuni contenuti aggiuntivi al sito di Repubblica verranno offerti a pagamento”, ha chiarito De Benedetti nella stessa occasione, “mentre il sito generale resterà gratuito. Utilizzeremo il sistema scelto da testate come il New York Times. Non ci aspettiamo grossi risultati oggi, ma è la premessa in direzione della non gratuità”. Condivido. Se non fosse per la chiosa. “Come diceva mio padre: tutto quello che è gratis non vale niente”.

Rodolfo De Benedetti è nato del 1892 (la macchina da scrivere non era stata inventata poi da molto: 1846-1862, a seconda delle fonti) ed è morto nel 1991 (internet era ben lontano dalle case del 99 per cento degli italiani). Nel frattempo qualcosa è cambiato. Oggi la grande massa di internet considera scontato non pagare determinati servizi. E il principio di fondo, in barba alla privacy, è semplice: “If you’re not paying for something, you’re not the customer; you’re the product being sold”.

Una curiosità finale: ma lei, De Benedetti, lo paga Twitter? 🙂

PER I CURIOSI, ECCO I PRIMI 10 POSTI DELLA CLASSIFICA:

 

  1. Analista assicurativo (actuary)

  2. Ingegnere biomedico

  3. Ingegnere informatico

  4. Otorinolaringoiatra

  5. Promotore finanziario

  6. Igienista dentale

  7. Motivatore (occupational therapist)

  8. Optometrista

  9. Fisioterapista

  10. Analista sistemi informatici

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