Cari giornalisti di carta, attenti alla tabella

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Stamane mi sono successe due cose. Prima ho incontrato per strada un bravo collega che si occupa della redazione on line di un cartaceo. Poi ho letto un interessante articolo sul presente del giornalismo.

Col collega la conversazione è stata rapida e illuminante. Uno sfogo appassionato su come l’on line, nelle redazioni tradizionali, venga ancora considerato la pattumiera della carta stampata. E su come sia faticoso ottenere i dettagli delle notizie più banali che il giornale pubblicherà il giorno dopo.

Poi, ironia della sorte, ho letto l’articolo di Davide “Tagliaerbe” Pozzi. O meglio due articoli, che consiglio a chiunque si occupi oggi di giornalismo e comunicazione. Il primo parla della morte del giornalismo ai tempi dei social (ci pensavo da un po’). Il secondo di tal Zimmerman, mago delle page views di un a me sconosciuto giornale americano. Ebbene. Tra tante riflessioni argute, una cosa mi ha colpito più di altre: la tabellina (pubblica) con cui il giornale misura le pagine viste generate da ogni suo redattore attraverso gli articoli scritti.

La morale della favola è che dei colleghi del giornalista che ho incontrato stamane potrebbe rimanere ben poco il giorno in cui ciò che accade in America – come quasi sempre succede – diventerà la regola anche in Italia.

 

 

 

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