I giornalisti robot non sanno sognare pecore elettroniche

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In Rete circola dal 2006. Ed è indubbiamente geniale. Parlo del Generatore di articoli di Libero, un semplice script che – selezionando da un menù a tendina alcune variabili – permette di creare in pochi istanti l’articolo che il quotidiano fondato da Vittorio Feltri pubblicherebbe sulla questione.

Ironico. Intelligente. Soprattutto vero. Più vero di quello che qualcuno potrebbe pensare perché – serissimamente – c‘è già chi prevede che entro il 2030 il 90 per cento di tutte le notizie saranno scritte non dai giornalisti umani, ma da algoritmi informatici. Non parliamo di un romanzo di fantascienza del grande Philip Dick, che in uno dei suoi capolavori si domandava se gli androidi sognino o meno pecore elettroniche (Do Androids Dream of Electric Sheep?). Bensì del professore di Computer Science Kristian Hammond. Figura che non conosco. E che potrebbe perfino non esistere. Ma che pone una questione seria.

Il Los Angeles Times l’ha già fatto di recente, producendo un articolo su un terremoto grazie a un algoritmo chiamato Quakebot che estrae le informazioni rilevanti dall’avviso e le inserisce in un template predisposto. Perdonatemi. Ma non ci vedo niente di sconvolgente. E nemmeno niente di nuovo visto che quella cosa l’abbiamo inventata noi italiani anni fa, e si chiamava appunto Generatore di articoli di Libero.

L’informazione sarà parzialmente travolta dal terremoto dei contenuti autogenerati, possibile. Ma i giornalisti che sapranno stare al passo con i tempi – e che sapranno sopravvivere al terremoto, vero, degli user generated contents – possono dormire sonni tranquilli: i giornalisti robot non saranno mai in grado di fare sogni con pecore elettroniche.

 

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