Acquistare musica legalmente conviene. Agli eroi nazionali e ai masochisti

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Il 17 ottobre una deputata francese ha proposto di tassare “le copie private di opere protette realizzate usando la tecnologia del cloud computing”. Traduco: archiviate la musica acquistata legalmente nella nuvola? Secondo la signora Françoise Castex – che proporrei per la cittadinanza onoraria italiana – dovete pagare. Due, tre, anche quattro volte in più del dovuto.

In Italia, oggi, gli eroi che comprano la musica legalmente pagano già abbastanza, mi pare evidente. Per ogni cd musicale, infatti, la Siae si trattiene circa il 9 per cento (15 centesimi di media, ai prezzi attuali). Ma se acquistate un cd vergine per farne una copia privata dovete sborsare altri 22 centesimi di tassa. E l’elenco continua. Aggiungete al prezzo iniziale del cd il 5 per cento del valore del vostro masterizzatore; 1/2 euro per la vostra chiavetta Usb; 12 euro per il vostro hd esterno da un tera; 30 euro per l’hard disk del vostro computer; 13 euro per il lettore Mp3; 1 euro per il cellulare. Infine sommate a queste cifre qualunque altro supporto dotato di memoria vi venga in mente (televisori, tablet e via dicendo) con relativa tassa sulla copia privata.

Suppononiamo che siate dei masochisti fissati con il fatto che The velvet underground & Nico è l’unico album della storia della musica rock degno di essere ascoltato e archiviato. Bravi. Ma avreste pagato 15 euro per il cd. E almeno 60 euro per attuare il diritto – peraltro già sancito dalla legge – di farvi una copia privata (i calcoli li ho fatti, alla buona, basandomi sui dati diffusi da questo sito: chiedo scusa per eventuali imprecisioni).

E’ moralmente accettabile tutto ciò? Secondo me no. Ed è forse anche per questo che il legislatore si è affettato a dire che si tratta di un provvedimento per tutelare gli autori dalla pirateria. Logico, forse, di questi tempi. Peccato che sull’equanimità del meccanismo con cui la Siae distribuisce i suoi dividendi – lecito, ma non necessariamente giusto – più d’uno nutra dubbi. Peccato, ancora, che con quelle risorse potremmo permettere a tutti di continuare a scaricare musica gratis. E legalmente.

E’ nota ai 25 lettori di questo blog la mia opininione sul punto. I prodotti culturali immateriali (quelli per cui i produttori non sostengono costi fisici, come ebook, mp3, film digitali, immagini e via dicendo) dovrebbero essere gratuiti e a disposizione di tutti. E la remunerazione degli autori dovrebbe essere garantita da forme di abbonamento e dalla pubblicità (come già avviene sul web).

Rispondete alla mia indagine sul diritto d’autore?

http://www.andreatortelli.it/rispondi-all-indagine-di-andreatortelli-it/

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