Quante visite fanno i siti degli altri? Meglio le risposte gratis di quelle a pagamento

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In Rete non esiste un metodo scientifico per valutare quante visite fa un sito. Non esiste se il sito è vostro e dunque potete scegliere voi il sistema di statistiche (ogni sistema dà numeri diversi dagli altri). Tanto meno esiste se il sito in questione non è vostro e volete provare a fare comparazioni con i vostri diretti concorrenti.

Esistono però degli strumenti di comparazione basati su parametri certi per raffrontare i siti tra loro. Uno dei più utilizzati nel mondo è Alexa.com, che stila una classifica sulle visite degli ultimi tre mesi di un sito effettuate dagli utenti della Alexa Toolbar (Internet Explorer) e delle barre degli strumenti integrate in altri browser. Ne deriva però che il sistema è relativamente facile da condizionare: banalmente invitando i visitatori del proprio sito a installare i plugin succitati. E vanno tenuti in considerazione anche altri fattori, come l’assenza di plugin per alcuni browser importanti, il fatto che gli utenti sono in gran parte di origine americana o cinese e l’incapacità dichiarata di Alexa di fornire dati attendibili per i siti che si trovano oltre la posizione 100mila.

L’altro metodo è invece quello di Google Trends, che da poco ha integrato anche il vecchio Insights. Un sistema che non rileva le visite dirette a un sito, ma “analizza una parte delle ricerche web di Google a livello mondiale in tutti i domini di Google, per calcolare il numero di ricerche eseguite con i termini inseriti (dunque anche l’url del vostro sito, ndr) rispetto al numero totale di ricerche condotte su Google nel tempo”. Uno strumento davvero utile, e più certo nei numeri di Alexa visto che Google è il leader dei motori di ricerca e in Italia vale quasi il 100 per cento del mercato. Ma non davvero attendibile perché esclude richieste dirette e referral.

Per gli addetti ai lavori esiste poi un terzo strumento, che a differenza dei due precedenti è a pagamento (e si parla almeno di 25mila euro all’anno). Si tratta di Audiweb, sistema di monitoraggio basato su campioni, che incrocia indagini qualitative e quantitative (il complicato funzionamento è descritto da questo articolo de Linkiesta.it). Ma Audiweb – secondo molti – non è il sistema più affidabile dei tre e in Rete non mancano le voci che ne contestano la validità.

Io stesso ho avuto modo di verificare la schizofrenia di Audiweb. Un sito che gestisco – permettetemi di non farne il nome – totalizza mediamente x visitatori unici al mese, dato sostanzialmente stabile negli ultimi mesi. Questo secondo Google Analytics, mentre secondo Audiweb lo stesso sito avrebbe a volte un numero di visitatori pari a X (con minime variazioni), altre volte un numero pari a X/4 (cioè un quarto di quelle di Analytics). In compenso il diretto concorrente, che chiameremo “SITO B” totalizza qualcosa (non molto) più di x, dichiara pubblicamente un numero almeno doppio e viene rilevato esattamente come X, ma con meno oscillazioni. Tutto normale no? Francamente io credo più ad Analytics. E non solo perché mi dà maggiore soddisfazione.

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