Gli ebook sono tra noi. Non ditelo agli editori italiani

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Gli ebook renderanno poveri gli editori e faranno calare il numero dei lettori. Già, gli editori scemi e i lettori nati prima del Novecento. A dirlo ancora una volta sono i numeri, i numeri del mercato americano che – come noto – è quasi sempre il punto di caduta di quello italiano. Nel 2012, infatti – secondo i dati dell’associazione editori – le entrate sono cresciute fino al 22,5: quasi un quarto del totale. Un valore in continua crescita: basti pensare che nel 2002 i libri digitali rappresentavano soltanto lo 0,05 per cento del mercato e nel 2009 il 3,2 per cento, mentre lo scorso anno si era arrivati al 17.

E la tendenza è mondiale, come dimostra anche un’indagine condotta da A.T. Kearney e Bookrepublic intitolata – parafrasando Philip K. Dick – Do Readers Dream of Electronic Books? (download in pdf). I dati, infatti, parlano di un aumento del 32 per cento nel Nord America, del 69 per cento in Asia e addirittura del 200 per cento nella vecchia Europa (qui Uk in testa con il 64 per cento, seguita da Germania 22, Francia 4, Italia e Spagna 3). Con la previsione che il gran sorpasso negli Stati Uniti avverrà già il prossimo anno.

Nel frattempo – mentre i nostri editori si arrovellano nel tentativo di inventare scuse inverosimili per dimostrare che gli ebook fanno male, aumentano la fame nel mondo e favoriscono le malattie a trasmissione sessuale – gli americani fanno i fatti. E in alcuni atenei gli ebook sono già roba vecchia, tanto che fa discutere un software chiamato CourseSmart textbooks che permette agli studenti di lavorare su un testo come se fosse su una scrivania e ai docenti di monitorare tutte le attività degli studenti sullo stesso.

NOTA FINALE: Se state cercando libri gratis per il vostro ebook vi ricordo questo post.

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