#soddisfazioni 🟢 Tortelli, bisbigli del poeta giornalista

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DA BRESCIAOGGI: 11 GENNAIO 2005 (pg 36)

Raccolte le liriche del giovane autore, collaboratore di Bresciaoggi e cronista per Qui Brescia

Tortelli, bisbigli del poeta giornalista

Influenze beat e simboliste nella plaquette «Versi in seta rossa»

In un mondo dell’informazione sempre più appiattito sulla dimensione prosaica della vita, in mezzo a media orientati a un uso banale – quando non sciatto e scorretto – della lingua italiana, desta stupore imbattersi in un giornalista-poeta, capace di levigare le parole, cesellare le liriche, intonare i ritmi con la perizia e la pazienza di un artigiano votato a creare oggetti perfetti.
Eppure proprio questa è la sorpresa che riserva l’accurata plaquette che Andrea Tortelli (collaboratore di Bresciaoggi e cronista politico del quotidiano on line Qui Brescia) ha appena dato alle stampe per i tipi di Zanetto editore, col titolo “Versi in seta rossa (poesie scelte 1998-2004)”.
Il titolo stesso echeggia la vocazione profonda di questa sveltissima antologia (37 poesie e un travolgente “ringraziamento”) e dice di un mix di passione e raffinatezza, bisbigli delicati e bagliori intensi, suggestioni tattili e fulgori visivi.
La raccolta è una silloge di sei anni di produzione poetica assai vasta e variegata di Tortelli, e dà conto di ispirazioni diverse, accenti dissonanti che hanno contrassegnato la ricerca dell’autore.
Affiorano una certa propensione al maledettismo, un’apertura all’amore carnale e al furore poetico, ma anche echi di avanguardia e risonanze ermetiche, reminiscenze beat e retaggi di una non disdegnata lezione simbolista. In bilico fra sperimentalismo e tradizione novecentesca, Tortelli dichiara apertamente i suoi maestri che vanno da Dylan Thomas a Rimbaud, da Alda Merini a Sanguineti alle avanguardie.
Guidato da una metrica interiore, da una ritmica rigorosa, l’autore fa la spola con agilità e leggerezza fra il rap e Paolo Conte in brani come “The long long One” e “Jack blues”, abbozza rapidi quadri come nella lirica “Acquarelli”, omaggia sapide figure femminili in “Ritratto di Marina”, si muove nei paraggi dell’ermetismo con la “Ventunesima poesia” della raccolta.
Risulta quasi difficile scegliere nel cesto di schegge, sottolineare immagini ossimori lirici di questi “Versi in seta rossa”. Forse “il gallo che irrompe col canto/(a tradire tre volte la quiete)”, oppure “le vettovaglie amare del meriggio”, oppure certe epifanie come “il ‘bianco’ del lago, tanto prezioso da poterlo sentire”, oppure quella pioggia furiosa “che schiuma e nuvola a terra/e poi, premurosa, si tace”.
Non manca nella raccolta un abbozzo di poetica poiché, per l’autore, “è lecito scriver versi, lecito baciare il collo al verbo”, e sussiste un imperativo: “E non più sia vuoto il seggio/del simposio dei Poeti a mezzanotte”.
In questi “Versi in seta rossa” di Andrea Tortelli circolano un uso virtuoso della parola, un’ispirazione vera, una passione poetica che suona autentica, ancora in cerca di un (unico) stile.
Massimo Tedeschi

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