La Siae è morta. La cultura in Rete è già gratis

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Il diritto d’autore è morto. Lo so, l’affermazione è impegnativa. Ma nell’epoca di internet e dei nativi digitali nemmeno il legislatore e gli autori possono continuare a ragionare come prima. Tra i più giovani non solo è diffusa la convinzione che “scaricare” musica e film piratati non sia un peccato. I più sono convinti che non sia nemmeno un reato. Del resto la Rete permette di accedere velocemente e in forma potenzialmente gratuita a tutto: basti pensare che ogni 20 canzoni 19 sono downloadate illegalmente. E lo stesso destino sta toccando a film ed ebook. Dunque?

Dunque il legislatore ha di fronte due soluzioni. Provare inutilmente a fermare il mare con le mani (l’espressione mi piace, lo ammetto), continuando ad affidarsi a un dinosauro come la Siae e inasprendo sempre di più – inutilmente – le pene per chi “sbaglia”. Oppure adeguarsi ai tempi che cambiano. E i tempi vanno in una sola direzione, il futuro: i contenuti culturali immateriali (musica in mp3, film, ebook e via dicendo) devono essere gratuiti e a disposizione di tutti. Un po’ come avviene da sempre con i libri. Lo strumento per non trasformare tutto in una giungla esiste già e si chiama Creative commons. Oggi sono su una sciccheria di internauti. Perché non pensare di fare della “Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)” l’asticella più alta del diritto d’autore? In sostanza non si paga se si cita l’autore secondo le modalità indicate dallo stesso, non si modifica l’opera e non la si usa a fini commerciali.

Già immagino l’obiezione comune. Ma come guadagna l’autore? La mia risposta è: pubblicità, entrate derivanti dallo sfruttamento commerciale da parte di terzi ed eventi collegati. Qualcuno obietterà ancora che non basta. Forse è vero. Del resto anche i produttori di contenuti culturali on line non hanno ancora trovato un modello compiuto per farli rendere. E comunque, lo ripeto: inutile provare a fermare il mare con le mani.

Finito l’articolo, d’accordo o meno che siate, vi chiedo un piccolo favore: perdete tre minuti di tempo e rispondete all’indagine su questo argomento che ho promosso col sito? Il link è questo.

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